16 dicembre 2013

Ossa umane

Ancora di musica, ancora la stessa storia lo so'... sono ridondante.
Monotona. Il questo periodo è il mio secondo nome.
Comunque...

Sono stata cresciuta a pane e vinile, e in casa mia, a parte il vinile della audio-storia di Heidi, c'era solo musica classica.
Mi ricordo che amavo il bolero di Ravel. Passavo il tempo a disegnare e saltellare ascoltando il Bolero di Ravel. Era la mia baby sitter. Il giradischi intendo.

Quando cresci giocando da sola con il bolero di Ravel non puoi diventare una persona completamente nella norma.
Quel pezzo da circa 20 minuti mi esaltava. Lo ascoltavo talmente tanto spesso che che finii per imparare a distinguerne i singoli suoni. E' facile contarlo. E' una spirale. Amo le spirali.

Ho una predilezione per i suoni di sfondo. I bassi. Se si leva le due note suonate dagli archi grandi, il bolero perde l'80% della sua capacità trasportativa, e così come tutta la musica d'orchestra o la musica in generale.
Ma nessuno fa mai caso ai suoni di sfondo.

E poi alle medie mi fecero ascoltare Fantasia della Disney. Dio... avrei voluto abbracciare mister Disney e dirgli "grazie... mi sento meno sciocca a farmi dei kolossal sulla musica classica".

Ma nessuno mi regalò mai la videocassetta di Fantasia. Forse è per quello che non ho mai studiato musica.

A volte sono eccessiva. Se ascolto musica dal vivo divento un Rottweiler con i tecnici del suono. Se un solo microfono, o una spia gracida o entra in loop, impazzisco. E' la prima cosa che sento.
Non so se vi capita mai che una presa della luce generi un ronzio dato dalla dispersione di elettricità e magari avete uno stereo attaccato a quella spina e si sente un leggerissimo rumorino bianco di sfondo.
Fate che io non sia in casa vostra in quel momento. Snaso come un cane da tartufo finchè non trovo la fonte e la estirpo. E lo faccio con la faccia di Regan dell'Esorcista evitando di camminare a quattro zampe. Non sempre almeno. Se l'equalizzazione di un dolby pende troppo da un lato... Il mio cervello va in tilt.
Sono quella che al cinema cambia posto quando si abbassano le luci solo per sentirci meglio. Scagliatemi pure addosso bibite e pop corn, non vi sto ne vedendo ne sentendo.

Ad un concerto jazz, mi alzai incazzata come una scimmia inveendo contro un tecnico del suono con il dito alzato al grido "SCUSII LEII". Mi trasformai in un umarell, un vecchietto che osserva i lavori e botica alle spalle dei tecnici del suono. Non che sappia usare un mixer, ma dio... non amplificare correttamente un contrabbasso è come uccidermi il gatto. Potrei dilaniare le carni di chiunque se non riesco a percepire la vibrazione del dito sulla corda di un contrabbasso.

Ma non mi hanno regalato la videocassetta di Fantasia e non sono diventata neanche un tecnico del suono.

Nel vinile di Ravel ad un certo punto si sente un "toc" di sfondo, un rumore di una frazione di secondo, un archetto che cade un leggio che scatta, non saprei. Non sapevo neanche che forma avesse un leggio in realtà, ma ricordo che c'era quel rumorino e che io visualizzavo i peggio kolossal basati su quel rumorino di un micro secondo.

I suoni di sfondo sono speciali.

Ci sono moltissime canzoni che nascondo dei rumori.
Un amico mi fece sentire "black and gold di Sam Sparro". Un pezzo famoso che io trovo " molto ruffiano" per quanto non sia un genere, il pop, che ascolto volentieri. Quel pezzo però nasconde una piccola perla che me lo ha fatto amare per molto tempo. Il rumore di uno zippo che si accende.
Pensavo fosse un refuso di una masterizzazione diretta dal video. Spesso si sentono i rumori di ambientazione di un video musicale se il suono deriva da quello. Ma nel caso di black and gold, nel video, quando si sente lo zippo, non accade niente. Ballano. Non ci sono zippo che si accendono. E' un cameo. Un adorabile suono. Quello dello zippo.

Poi si cresce e la musica si esplora come la sessualità. Si trova trova il proprio suono, il proprio orientamento.
Il mio, forse anche quello sessuale, è la follia.

Odio quando la gente mi dice "ascolti un po' di tutto". Io, IO ascolto un po di tutto. IO ASCOLTO. Una parola veramente molto sottovalutata.

Non vado ad umore. Vado a Kolossal. Dipende da ciò che sto guardando. Dentro. Dentro il mio cervello. Dipende dai suoni che sento dentro. Scelgo la musica così. E spesso, quello che sto cercando è troppo particolare per essere trovato nella musica comune. Scavo. Tempo permettendo. Scavo nei generi, nelle nazioni, nelle culture alla ricerca di un tracciato musicale che rappresenti l'elettrocardiogramma del kolossal mentale che ho dentro.

Un tempo non amavo la musica elettronica. Avevo sempre pensato che fosse troppo sterile e perfetta. Ma poi mi ritrovai al concerto di un tizio, giapponese, cinese boh, non ricordo molto. Ricordo solo che usava frequenze molto vicine agli ultrasuoni. Rumori bianchi. I fastidi che tanto detesto lui li suonava. Un concerto allucinante con un numero di spettatori non superiore a 3. Mi innamorai. Era follia. Anche se... vomitai. Era troppo per me. Per la Regan che è in me. Ma forse fu solo l'alcool chissà.
Ma la amai tanto. Cominciai ad amare i campionamenti elettronici, gli oscillatori, le onde quadre. Amore puro. Nuovi avvincenti e soddisfacenti kolossal.

La musica elettronica sperimentale è come un quadro di Pollock, una forma d'arte che non tutti sanno comprendere e "vedere".
Per quanto possa sembrare sterile, nasce da suoni puri. Elettricità come strumento musicale.
O da campionamenti di suoni trasformati, amplificati, ritmati...

Nelle sue forme semplici la gente si limita a ballarla. Ruffiana.
La musica ruffiana è quella musica che si fa ascoltare dalla stragrande maggioranza della gente, rimane superficiale. Molto spesso vuota ma con il ritmo gradevole. Vuota però di suoni che adoro io.
Ma non sempre. La storia musicale ha reso ruffiana un sacco di musica ricca di suoni, vedi i pink floyd e così via. Che poi io per "ricca" intendo anche solo un modestissimo tocco di stile, anche leggero, purchè derivato dal genio, dalla ritmica o dal caso, perchè no.

Ma alla fine sono tanti che considerano Pollock come un versa-barattoli di tintura su una tela a caso. E tanti, nel tempo, hanno versato tintura pensando di essere migliori di Pollock.

E nella musica è così. Non solo nella musica purtroppo. Ci sono tantissimi versa-barattoli.

Comunque.
Ultimamente, se assecondassi i suoni che ho dentro, probabilmente ascolterei in loop gli urli di Diamanda Galas.
Cerco quindi di costringermi al soft.

D'altronde mi sono abituata per anni a non avere la videocassetta di Fantasia, ho imparato a controllare il bisogno di kolossal musicali...
Almeno finchè non scoprii napster...

Comunque, nel mio soft mentale c'è un pezzo.  E' particolare per il mio cervello.
Mi sazia. Contiene una varietà di suoni che il counter mentale che ascolta ogni singolo rumore si placa. E' ruffiano. I pezzi ruffiani spopolano sempre. E questo è piuttosto famoso.
La cosa che forse non molti sanno è che i campionamenti che si sentono in quel pezzo, sono generati con ossa.
Prima di scoprirlo avevo annusato l'odore di cammeo... Lo vedevo mentalmente, lo sentivo cazzo!

E' la sigla iniziale di un telefilm. E mi sono appassionata al telefilm grazie a quel pezzo. E ad altri vari pezzi che via via si sentono.

Utopia. Sto parlando del telefilm inglese Utopia.
Il creatore della sigla è un sudamericano. Eclettico, dal nome da perfetto eclettico musicale, Cristobal Tapia De Veer. Ti aspetti grandi cose da uno che si chiama Cristobal...

E lui di strada ne ha fatta. Il pezzo, alla faccia dei moralisti, ha vinto un sacco di premi. E se li merita tutti. Nonostante che parte dei campionamenti derivino da ossa umane.
Ossa umane, corna di rinoceronte e di giraffa. Suonati e campionati.

Suoni meravigliosi per un pezzo ruffiano.
Sicuramente il buon bravo Cristobal non sarà mai pareggiato alla Pausini e nessuno lo riconoscerà per strada, in fondo fa solo colonne sonore per la universal.

Ma il suo pezzo suonato con ossa umane è un gran bel kol-ossa-l per il mio cervello...